Convegno Pastorale Diocesano 2018

Essere educatori:

"Mettersi alla sequela di Dio

e dare tutto per amore"

Lo ha affermato venerdì sera l'arcivescovo Valentinetti, presiedendo la messa finale del convegno pastorale diocesano 2018 dal tema "Educare... voce del Verbo"

(Posted on 2 settembre 2018 by Davide De Amicis in Cronaca)

(Link  a  Laporzione.it)

«Siamo educatori se siamo alla sequela di Dio, siamo educatori se ci mettiamo dietro quella sequela, se abbiamo preso coscienza del nostro sé e se questo sé è capace di dare tutto e dare tutto per amore, come Lui ha dato tutto e ha dato tutto per amore». Lo ha affermato ieri sera l'arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti pronunciando, nella chiesa pescarese dello Spirito Santo, l'omelia della Santa messa che ha chiuso il convegno pastorale diocesano dal tema "Educare... voce del Verbo" (quarto dei cinque verbi emersi dal Convegno ecclesiale nazionale di Firenze del novembre 2015, per applicare in concreto l'esortazione apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco): «Certo - precisa il presule - ciò significa stabilire una Chiesa altra. Non più una Chiesa una Chiesa che si basa sulle dimostrazioni filosofico-scientifiche, non più una Chiesa che va dietro la prima, la seconda, la terza apparizione della Madonna che può esserci in giro per il mondo, eccettuate quelle già riconosciute dalla Chiesa per le quali mi tolgo tanto di cappello. Non più una Chiesa che ha bisogno di una dimostrazione di potenza del Luminoso».

Da qui un ammonimento alla comunità diocesana: «Guardate che - avverte monsignor Valentinetti - o usciamo da questa impasse, e forse riprenderemo il dialogo con il mondo, con la storia, con l'uomo e con i giovani che la notte vagano per Pescara, o avremo perso il treno e saremo "vergini stolte senza olio"».

Quest'ultimo è il riferimento alla parabola nuziale evangelica delle vergini prudenti e delle vergini stolte dove, in confronto all'oggi, le vergini rappresentano le parrocchie: «Siamo dentro un ruolo di saggezza e di prudenza - interroga l'arcivescovo di Pescara-Penne - o siamo dentro a un ruolo di stoltezza? E traduco, siamo attenti e vigilanti o siamo addormentati? Abbiamo delle comunità parrocchiali che portano con sé olio o che non lo portano? Comunità, cioè, che sono attente e vigilanti per capire quando è il tempo opportuno con il passaggio dello Spirito o, se volete, dello Sposo che arriva a bussare alla porta della nostra casa».

Da questo punto di vista, secondo l'arcivescovo, i corsi di aggiornamento pastorale rappresentano il pieno dell'olio: «Sì va lì - conferma Valentinetti - per prendere olio da bruciare. Corsi di aggiornamento pastorale che, oltre a quello appena terminato, sono tutti i cammini parrocchiali e diocesani per andare a prendere olio, perché la lampada non si spenga. Perché la lampada è il segno dell'amore, la luce è il segno di un amore che continuamente si muove come una fiammella in cerca di abbracciare il suo sposo. E invece, poi, quando ci accorgiamo che lo Sposo ha bussato, dobbiamo andare a recuperare l'olio, ma per farlo impieghiamo tempo e passa l'attimo presente e passa una generazione e passa un gruppo di persone a cui non abbiamo dato la fiammella giusta».

Da qui un secondo ammonimento: «Capite bene - sottolinea il presule - che a questo punto la responsabilità diventa grave, perché poi arriva veramente il Signore e noi gli diciamo "Aprici, facci entrare", ma la risposta è brutta "In verità vi dico, non vi conosco, avete perso tempo". Ma il Signore è buono e misericordioso, ci aiuta ulteriormente dicendoci "Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora". Il Signore ci dice di rimetterci in cammino, di avere il coraggio e la forza di riprendere in mano i documenti della Chiesa, gli insegnamenti dell'arcivescovo e di riprendere in mano anche gli stimoli che arrivano da una realtà di una contemporaneità di riflessione che ci viene offerta».

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