La Vita : come un seme da far crescere

Dal gruppo Associazione Missionaria Maria Immacolata (AMMI)

"Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore"(Salmo 89,12)

La sapienza, cioè quel dono della vita attraverso il quale come in un mosaico, in un puzzle, ogni pezzo, anche il più strano ed insignificante trova la sua giusta collocazione

Un stile di vita che ci permette mentre "percorriamo i sentieri del tempo" di intravedere gli orizzonti dell'eternità.

Gli stessi orizzonti intravisti immaginiamo da due amici la cui testimonianza, in questi giorni, mi ha personalmente colpito.

Prima di tutto la storia di questa sorella nella fede molto conosciuta in diversi ambienti culturali del nostro termpo: Adrienne von Speyr

(La Chaux-de-Fonds, 20 settembre1902 - Basilea, 17 settembre1967)

- E' stata una mistica, medico e autricesvizzera, legata al teologoHans Urs von Balthasar da un fecondo rapporto di collaborazione, ch'ella coltivò a partire dalla propria conversione al cattolicesimo nel 1946

§ «Io non vorrei lasciare nulla dietro di me, ma scomparire completamente (...) non essere da nessuna parte che all'interno del fiat della Madre, del tutto anonima»

E poi ancora la toccante storia di vita e d'amore del noto premio Nobel per la pace Liù Xiabo dissidente cinese morto pochi fa di cancro.

  • Anche se fossi ridotto in polvere - le aveva scritto nel 2009 - userei le mie ceneri per abbracciarti».
  • Quella che ci viene gratuitamente offerta non perchè bravi e buoni, ma perché amati e chiamati.
  • Forse è proprio per cogliere in profondità questo nostro tempo che possono esserci utili le parole dell'apostolo Paolo che abbiamo ascoltato:
  • Se ogni creatura, compresa la creazione tutta, è come un seme, allora non è fuori luogo legare alla speranza del domani, il frutto delle sofferenze del tempo presente", perché tutto fiorisce, solo là dove ogni cosa patisce ma non marcisce."

Orizzonti questi decisamente per tanti di noi impervi e quasi irraggiungibili se non avessimo la mente ed il cuore centrati in quella grazia per mezzo della quale "tutto è possibile.

La grazia di Dio.

Ed è per diventare ancora una volta partecipi di questo dono che anche oggi siamo stati qui tutti convocati, una speciale grazia nella quale immergere questa nostra personale esistenza così da riuscire anche "a trovare un senso a ciò che apparentemente senso non ne ha"

Le parole che la Scrittura oggi sottolineano ci aiutano a cercare questo senso misterioso nascosto dentro le trame spesso oscure della nostra storia quotidiana poiché ci offrono una sapiente direzione nella quale immaginare "le cose della vita" come un seme da far crescere, da far migliorarne sostenuti dalla paziente cura della presenza di Dio stesso.

"Ed ecco il seminatore usci a seminare" (Mt 13,1)

Quanto questo seminatore sia oggi operante in mezzo a noi e soprattutto quanto quel seme che da Lui è sparso in noi e tra noi sia non solo visibilmente presente ma stia anche crescendo e migliorando ,credo che sia la sfida più grande che in questo momento abbiamo tutti insieme da affrontare.

Non è forse vero che in tante situazione abbiamo l'impressione di aver il cosiddetto "fiatone" respiro affannato, quasi come fossimo diventati corpi che a stento riescono a muoversi in un apparente "vuoto di presenza", deserto?

Ø "Sappiamo bene che tutta la creazione (persone, ambiente, ecc.....) geme e soffre oggi nelle doglie del parto"(Rm 8,22)

Una speranza che ci stimola a credere che le "sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi" (Rm 8,12).

Rivelata significa allora che esse è già presente anche se non ancora evidente

In questo senso trova la sua risposta quella domanda che in questi giorni ho letto su un testo dal tritolo "l'abisso si ripopola".

In esso l'autore si chiedeva:

"Quale pianeta lasceremo ai nostri figli"

A quali figli lasceremo il nostro pianetà.

Jean-Jacques Rousseau ,filosofo, scrittore e musicista svizzero in uno dei suoi testi ha affermato che il senso dell'educazione, cioè della crescita stà nell'aiutare ogni persona a "saper vivere", cosicchè egli si proponeva di diventare "insegnante del mestiere della vita".

La vita è un arte da impare, da vivere, da donare.

Un arte da "apprendere a bottega" presso lo studio del Mastro della vita, Gesù di Nazareth.

È frequentando questa palestra che si diventa attraverso "artigiani dell'esistenza" e non cortigiani di presunti santoni" che diventano uccelli che divorano, sassi su cui si inciampa, spine che soffocano, raggi di sole che bruciano ma non riscaldano.

Lui, Gesù è il terreno su cui con pazienza imparare a crescere come vita la cui passione anche se marcisce è solo perché nuovamente fiorisce

Oggi più che mai per i laici cristiani e per la Chiesa tutta occorre guardarsi dal rischio del clericalismo. È quanto, sulla scorta del magistero di Papa Francesco, sottolinea con vigore la Commissione per la dottrina della Conferenza episcopale canadese in una recente lettera intitolata

La corresponsabilità dei laici nella Chiesa e nel mondo.

Affermano i vescovi: «A volte confondiamo l'assunzione di varie funzioni e ruoli nella Chiesa con l'esercizio della corresponsabilità. Questo tipo di confusione può essere riduttivo nei confronti del laicato, in quanto limita il vasto campo di gioco del laico, che è il mondo. Questa, anzi, è una forma di clericalismo, perché si basa sul presupposto che il ruolo del clero sia qualcosa a cui i laici dovrebbero aspirare. Papa Francesco ha denunciato questo fenomeno, definendolo «un doppio peccato», perché sia i laici sia i sacerdoti ne sono spesso complici: i sacerdoti tendono a clericalizzare i laici e i laici chiedono di essere clericalizzati. «È uno dei mali, è uno dei mali della Chiesa. Ma è un male "complice", perché ai preti piace la tentazione di clericalizzare i laici, ma tanti laici, in ginocchio, chiedono di essere clericalizzati, perché è più comodo, è più comodo! E questo è un peccato a due mani!».

La verità è che c'è una dignità originale in ogni vocazione: laicato, ordini sacri, vita consacrata. Il clericalismo nega la chiamata universale alla santità, così come chiaramente insegnata dal concilio Vaticano II

La vocazione laicale è sempre svalutata quando avviene la clericalizzazione, o perché si trattano i laici come inferiori (un problema più comune parecchie generazioni fa) o perché si affidano loro incarichi e compiti tipici del clero (qualcosa di più comune ai nostri giorni). La grande chiamata dei laici, però, è fondamentale per la missione della Chiesa e non può essere annullata: è portare Cristo al mondo interiormente; evangelizzare dall'interno verso l'esterno».