NEURONI SPECCHIO

(suggerimento da un post facebook di Maria Caterina Anoja)

Filmato  :   Neuroni specchio da Giacomo Rizzolatti

Giacomo Rizzolatti e la scoperta dei neuroni specchio" (2012), un film di Gian Luca Bianco e Eugenio Alberti Schatz, montaggio di Luca Vasco. Con la partecipazione di Adriano Engelbrecht (violino). Il film è parte del progetto Sidereus, la scienza si racconta. Location: Dipartimento di Neuroscienze, Parma. Giacomo RIzzolatti è una delle personalità più prestigiose della scienza italiana. Il suo nome è legato alla scoperta nel 1992 dell'esistenza dei neuroni specchio che si attivano sia durante l'esecuzione di movimenti finalizzati, sia osservando simili movimenti eseguiti da altri individui. Tale scoperta ha dato una base fisiologica all'empatia. È membro dell'Accademia Europe, dell'Accademia Nazionale dei Lincei, dell'American Academy of Arts and Sciences, dell'Académie des sciences e dell'Institut de France. È membro onorario della Società Italiana di Neruoscienze, di cui è stato presidente. Nel 2011 il Corriere della Sera, in occasione del 150° anniversario dell'Unità d''talia, ha incluso la scoperta di Rizzolatti fra le 10 prodotte dal genio degli scienziati italiani da ricordare nella storia d'Italia.

Articolo tratto da La strada web magazine

Si presume che i neuroni specchio siano la base dei rapporti interpersonali. Parliamo di un prerequisito inconsapevolmente condiviso da tutte le persone e capace di aprire la possibilità di un contatto profondo tra loro, costruendo al contempo un ponte verso la "conoscenza", concetto da interpretarsi nella più ampia delle sue accezioni. Lo scienziato che ne ha scoperto e dimostrato l'esistenza, il Prof. Vittorio Gallese e la sua equipe dell'Università di Parma, lo chiama: "Sistema multiplo di condivisione dell'intersoggettività". In pratica, una complessità essenziale per stabilire relazioni empatiche tra individui diversi.

"Per capire se stesso l'uomo ha bisogno di essere capito dall'altro. Per essere capito dall'altro l'uomo ha bisogno di capire l'altro" (Jorge Luis Borges).

Questo è il nodo cruciale, la riflessione che ci viene da fare quando, dopo momenti trascorsi in uno stato di apparente indifferenza, siamo costretti ad affrontare emozioni incontrollabili. Avviene ogni volta che siamo in comunicazione o in contatto con l'altro, fuori da sé. Amore. Odio. Gioia. Dolore. Felicità. Tristezza. Ma non solo. Il sistema dei "Neuroni Specchio", può essere la chiave per svelare anche altri segreti meno ovvi: quelli collegati all'osservazione di un'azione, di un comportamento e delle sue finalità. Un esempio: l'agire artistico che, come scriveva Vincent Van Gogh, "... nell'arte dà forma alle superfici; ma sono le immagini del profondo che, d'un tratto, la increspano".

"Noiosa è una persona che parla quando voi vorreste che vi ascoltasse" (Ambrose Bierce)

Questo tipo di neuroni, è stato Individuato nei primati, (Lemuri, scimmie e uomo moderno) e in alcuni uccelli. Nell'uomo è localizzato nell'area di Broca e nella corteccia parietale inferiore del cervello. Alcuni scienziati considerano la scoperta dei neuroni specchio una delle più importanti della neuroscienza, negli ultimi dieci anni.

La scoperta

Negli anni '80 e '90 Giacomo Rizzolatti lavorando con Leonardo Fogassi e Vittorio Gallese ad un progetto di ricerca, presso l'Università di Parma, collocò degli elettrodi nella corteccia frontale inferiore di un macaco per studiare i neuroni specializzati nel controllo dei movimenti della mano, come il raccogliere o il maneggiare oggetti. Durante ogni esperimento era registrato il comportamento dei singoli neuroni nel cervello della scimmia mentre le si permetteva di accedere a frammenti di cibo, in modo da misurare la risposta neuronale a specifici movimenti.

Come molte altre notevoli scoperte, quella dei neuroni specchio fu dovuta al caso.

Lo stesso Rizzolatti racconta che, mentre Fogassi prendeva una banana in un cesto di frutta preparato per degli esperimenti con una scimmia, alcuni neuroni dell'animale avevano reagito. Come poteva essere accaduto questo, se la scimmia non si era mossa e, soprattutto, se fino ad allora si pensava che quei neuroni si attivassero soltanto per funzioni motorie? In un primo momento gli sperimentatori pensarono si trattasse di un difetto nelle misure o un guasto nella strumentazione, ma tutto risultò a posto e le reazioni si manifestarono di nuovo, non appena fu ripetuta l'azione dell'afferrare.

Più recentemente, prove ottenute tramite fMRI, PET, EEG e test comportamentali hanno dimostrato che nel cervello umano esistono sistemi simili e molto sviluppati. Sono state identificate con precisione le regioni che rispondono all'azione- osservazione. Data l'analogia genetica fra primati (compreso l'uomo), non è affatto sorprendente che queste regioni cerebrali siano strettamente analoghe in essi.

Localizzazione topografica dei neuroni specchio

Nella scimmia i neuroni specchio sono stati localizzati nella circonvoluzione frontale inferiore e nel lobo parietale inferiore. Questi neuroni sono attivi quando le scimmie compiono certe azioni, ma essi si attivano anche quando vedono compiere da altri la stessa specifica azione. Utilizzando la risonanza magnetica funzionale per immagini (fMRI), la stimolazione magnetica transcranica (TMS) e l'elettroencefalogramma (EEG), i ricercatori hanno dimostrato che nel cervello umano esiste un sistema analogo.

Il sistema neuronale specchio nell'uomo

L'osservazione diretta dei neuroni specchio è più difficile nell'uomo che non nelle scimmie. Mentre in queste ultime si possono osservare i singoli neuroni, nell'uomo si possono osservare le attivazioni solo attraverso variazioni nel flusso sanguigno dovute ad esse. Però, il fatto che si possano trovare, tra l'altro, nella corteccia frontale e parietale, ci fa trarre delle interessanti conclusioni:

  • La corteccia del lobo parietale è, prevalentemente, coinvolta, nel percepire l'identità del proprio corpo e nella pianificazione dei movimenti in relazione al tempo e allo spazio. In questo modo, possiamo costruirci immagini tridimensionali, avere cognizione della nostra collocazione nello spazio e comprendere concetti spaziali astratti (mappe e simbologie).

  • Le aree associative del lobo frontale sede, fra l'altro, del centro di Broca (destinato al controllo della sintassi verbale e alla produzione del linguaggio) si distinguono in un'area prefrontale (che consente di agire e parlare secondo una pianificazione adeguata al contesto, a risolvere problemi e ad esaminare il contenuto di idee da trasformare in azioni) ed in una orbitofrontale ( potrebbe essere considerata come sede dell'etica e della morale)

Questo significa che, il sistema specchio può attivare una compartecipazione empatica fra mondo esterno e mondo interno, in grado di consentire una contestualizzazione spazio - temporale, una risonanza con l'altro diverso da noi, con il quale è possibile stabilire un "contatto" verbale incisivo e incidente, nel pieno rispetto della reciproca sensibilità e vulnerabilità In base a ciò, è stato anche proposto di collegare il sistema specchio con le patologie della conoscenza e della comunicazione, in particolare l'autismo.

Il significato profondo di "sistema specchio"

Il grande fisico, matematico ed epistemologo Henri Poincaré sosteneva (fin dal 1913) che le coordinate spaziali intorno al nostro corpo e quindi il nostro rapporto con gli oggetti e le persone che ci circondano coinvolgevano le parti fondamentali del nostro sistema nervoso, per cui il coordinamento con il nostro "esterno" non sarebbe una conquista dell'individuo ma della specie.

Da quando i neuroni specchio sono stati scoperti, vi sono state molte ricerche sulla loro evoluzione e sui loro rapporti con l'evoluzione del linguaggio e della comunicazione più in generale, proprio perché nell'uomo i neuroni specchio sono stati localizzati vicino all'area di Broca. Ciò ha comportato la convinzione (per alcuni la prova) che il linguaggio umano si sia evoluto tramite l'informazione trasmessa con le prestazioni gestuali e che infine il sistema specchio sia stato capace di comprendere e codificare e decodificare. Ormai è certo che tale sistema ha tutto il potenziale necessario per fornire un meccanismo di comprensione delle azioni e per l'apprendimento attraverso l'imitazione e la simulazione del comportamento altrui. In questo senso è opportuno ribadire che il riconoscimento non avviene soltanto a livello motorio ma con il riconoscimento vero e proprio dell'azione, intesa come evento biofisico. Questo, tra l'altro, rappresenta la prova del fatto che siamo individui di relazione e non esseri asociali, pure nel rispetto della prevalenza del rapporto con se stessi.

I neuroni specchio permettono di spiegare fisiologicamente la relazione con l'altro, ad esempio l'imitazione. Il punto è, però: quanto ha, di effettivamente sociale, questo spazio governato dai neuroni specchio? La società è fatta di persone che possono sempre essere fraintese, e possono agire - ovviamente - in modo diverso da me. Perché ci sia libertà bisogna che non si sia obbligati, nemmeno dai propri neuroni, a imitare i propri simili. Che aiuto ci forniscono i neuroni specchio per costruire una teoria naturalistica della società, in cui siano presenti tanto gli aspetti di consonanza che quelli di dissonanza?

Ecco perché il cervello è un elaboratore che integra gli elaborati provenienti da zone differenti e stabilisce la strategia più opportuna da adottare in funzione delle necessità del breve, medio e lungo periodo.

Sfida ai nuovi neuroni

(Tratto da "Le Scienze" - Maggio 2009, n. 489)

Continuando il discorso precedente, si è scoperto che, ogni giorno, migliaia di cellule nuove sono generate nel cervello adulto, in particolare nell'ippocampo, una struttura importante nell'apprendimento e nella memoria. Nell'arco di un paio di settimane, però, la maggior parte dei nuovi neuroni è destinata a morire, a meno che il soggetto sia stimolato a imparare qualcosa di nuovo. L'apprendimento, in particolare quello che richiede consistente impegno mentale, può mantenere in vita questi neuroni. Anche se non sembrano coinvolti nella maggior parte delle forme di apprendimento, questi neuroni avrebbero un ruolo nella previsione del futuro sulla base di esperienze passate. Incrementare la neurogenesi potrebbe quindi rallentare il declino cognitivo e mantenere in forma il cervello sano. (Tracey J. Shors)

Conclusioni

Alla luce di quanto esposto in questo lavoro, si può concludere che il sistema nervoso costituisca il cuore pulsante delle decisioni strategiche che ogni essere umano, ogni giorno si trova a prendere. L'elemento di maggiore spicco, è costituito dall'Astrocita che gestisce e coordina il lavoro dei neuroni i quali, soprattutto quelli specchio, sono in grado di fornire informazioni utilissime agli astrociti e di trasmettere le sue decisioni, in giro per l'organismo. Infine, la scoperta della neurogenesi continua, porta a concludere che, più continuiamo a mantenere viva in noi, la voglia di imparare e di scoprire, tipica della prima parte della vita, più a lungo potremo continuare a godere del piacere di stare in nostra compagnia.

"Ogni bambino è in qualche misura un genio, così come ogni genio resta in qualche modo un bambino" (Arthur Schopenhauer).